La nostalgia è un’emozione con cui tutti, chi più, chi meno, siamo familiari. Un sentimento che ci
strugge, per la lontananza incolmabile di persone, luoghi o eventi a noi cari o importanti, ma che
provoca anche piacere, perché ci permette di rammentare e mantenere vive con rinnovato
apprezzamento queste memorie tanto importanti per la nostra crescita.
Essa fu “scoperta” nel XVII secolo, grazie allo studente di medicina alsaziano Johannes Hoffer.
Analizzando i sintomi di malore corporeo riportati da numerosi mercenari svizzeri in servizio
all’estero per conto di Luigi XIV, comprese che la causa di tali pene non era fisica, ma una
lancinante mancanza per i monti e le vallate della loro terra natia. Da ciò il nome nostalgia,
dall’unione di νόστος, “ritorno”, e άλγος, “dolore”. Con l’aumento delle migrazioni ci si rese ben
presto conto che quello che si considerava un problema solo svizzero era un qualcosa che poteva
affliggere tutti. Con l’evoluzione della psicologia si passò dal considerarla una malattia ad una
condizione mentale, per quanto oggi con questo termine intendiamo più ampiamente una generica
brama per il passato a cui può eventualmente essere associata, in casi patologici, sintomi fisici (in
tal caso viene definita nostomania).
La nostalgia, secondo la psicologia evoluzionista, potrebbe avere avuto un ruolo importante nella
nostra sopravvivenza in passato, contribuendo ad aiutare le persone, mantenere legami e
approfondirli tramite la condivisione di esperienze. Essa tende a manifestarsi in una grande varietà
di condizioni e situazioni, che variano di individuo in individuo, ma può essere attivata soprattutto
da stimoli sensoriali. Non vi è niente di più nostalgico di mangiare un bel piatto di pasta per poi
essere scagliati indietro nel tempo perché il sughetto ha lo stesso sapore di quello che cucinava la
mamma o la nonna.
Quando si parla di nostalgia generalmente lo si fa in riferimento al periodo dell’infanzia, un periodo
di spensieratezza ed innocenza, dove lo stress della frenetica vita scolastica e lavorativa non sono
che un pensiero lontano, un problema del “noi del futuro”. Tutti abbiamo qualche momento per cui
ci sentiamo nostalgici: le belle esperienze fatte con i propri familiari e parenti; le giornate spese a
casa di amici senza dover pensare all’incombente compito di matematica, alla patente o
all’incombente realtà dell’università; la prima volta in cui abbiamo visto un film o una serie a cui ci
siamo appassionati, i pomeriggi spesi a giocare con la Wii, il DS o la PSP, ai bei vecchi tempi in cui
studiare oltre le cinque era un affronto inaccettabile. Momenti liberi da preoccupazioni piccole e
grandi che dilaniano la nostra vita, ma che possono essere superate o gestite meglio proprio grazie
al conforto derivante dal ricordo che i bei tempi andati ci hanno lasciato. Si tratta un vero e proprio
meccanismo di difesa psicologica, volto a cercar di mitigare le difficoltà correnti ricordandoci di
tempi più semplici in cui eravamo più felici.
La nostalgia tende a crescere e diventare più frequente col tempo. Più viviamo, più momenti
logicamente abbiamo da ricordare e commemorare, ma questo non deve far pensare alla nostalgia
come un qualcosa di lontano, come una prerogativa dell’età avanzata. È indubbio che una persona
con più esperienze provi più nostalgia, sarebbe assolutamente scorretto negarlo, specialmente con i
numerosi cambiamenti che accorrono nella vita di ognuno, eppure è giusto menzionare che essa è
un fenomeno rilevante nella vita giovanile. È solita manifestarsi per le prime volte quando si inizia
a prendere consapevolezza di sé, di quali veramente sono gli eventi e i rapporti più importanti della
nostra vita.
Specialmente in momenti di transizione e cambiamento radicale, frequenti in questa fase della vita,
ci capita di riguardare ad eventi passati, anche recenti, con nostalgia. Il ricordare il passato ci può
aiutare a superare il senso di scombussolamento e spaesamento che tali momenti possono causare,
permettendoci di capire chi veramente siamo e cosa vogliamo, creando un senso di continuità e
coerenza tra i noi del passato e i noi del futuro.
È proprio in queste circostanze tuttavia che la nostalgia, se non affrontata correttamente, rischia di
degenerare. Certe volte è un pensiero talmente intrusivo che ci impedisce di assaporare pienamente
il presente, tanto siamo colti dal commemorare il passato. Può capitare talvolta che la semplice idea
che un giorno potremmo guardare al momento presente con nostalgia ci impedisca di veramente
apprezzarlo, specialmente in caso di eventi della cui importanza personale siamo ben consci.
Mentre siamo fuori con gli amici, altre mentre spendiamo dei bei momenti con in famiglia, il solo
pensiero che in un futuro più o meno remoto potremmo rimpiangere quegli attimi fuggenti
rammarica e può distoglie dal vivere il presente con la stessa partecipazione con cui dovremmo. Per
quanto assolutamente comprensibile, è un atteggiamento che a lungo termine ha risvolti prettamente
negativi e deve essere controllato per quanto possibile, o tramite introspezione personale o anche
aiuto esterno di persone care. Bisogna imparare a vivere nel presente pur amando e apprezzando
ogni momento, esperienza e rapporto che ci hanno resi ciò che siamo.
La nostalgia deve essere un qualcosa di costruttivo, non deve devolversi in uno stato di malinconia
universale, in nostomania. Deve farci guardare alle fondamenta della nostra vita e darci nuova
grinta per trasformarla in un glorioso grattacielo. Deve essere un’opportunità per potere
comprendere meglio sé stessi ed esplorare il proprio mondo interiore.
Luca Costanzino 5CC